Home Parma Inaugurato all’Ospedale Maggiore di Parma il reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

Inaugurato all’Ospedale Maggiore di Parma il reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

Inaugurato all’Ospedale Maggiore di Parma il reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

Dodici posti letto, un’équipe multidisciplinare di una quarantina di professionisti e un’assistenza dedicata 24 ore su 24. All’Ospedale Maggiore di Parma apre il nuovo reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Si tratta del terzo in Emilia-Romagna, dopo quelli di Rimini e di Bologna, e servirà tutta l’Area vasta Emilia Nord, da Modena a Piacenza, a servizio di una platea totale di oltre 300mila ragazze e ragazzi.

Al taglio del nastro hanno partecipato il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi; con loro, il sindaco, Michele Guerra, e il direttore generale delle Aziende sanitarie di Parma, Anselmo Campagna.

Il nuovo reparto rientra nella strategia regionale di rafforzamento dell’offerta ospedaliera dedicata alla psicopatologia dell’età evolutiva. Una scelta dettata dalla necessità di garantire luoghi assistenziali appropriati e disegnati esclusivamente per ragazze e ragazzi, in piena integrazione con i servizi territoriali. A confermarlo anche i numeri: nel 2025 i minori assistiti dai servizi di Neuropsichiatria sono stati oltre 70mila, in costante crescita anno dopo anno.

Come quello di Bologna, attivo da dicembre 2025, anche a Parma il reparto sarà esclusivamente dedicato ai più giovani che stanno attraversando una fase particolarmente acuta legata alla propria salute mentale. I professionisti che lo gestiranno coprono l’intero spettro delle competenze necessarie in questa particolare tipologia di assistenza, con l’obiettivo di rendere i ragazzi stessi protagonisti del loro percorso di cura, condividendo gli elementi del progetto, le attività diagnostiche e terapeutiche, sia individuali, sia di gruppo, cercando di alleviarne la sofferenza e ridurre al massimo il tempo di permanenza in ospedale. Si prevedono, infatti, permanenze brevi, in media di 15 giorni fino a un massimo di 45, coinvolgendo le famiglie e i caregiver.

“La tutela della salute mentale, in particolare in età evolutiva, rappresenta una delle priorità della programmazione sanitaria della Regione- spiega de Pascale-. Per questo non solo stiamo investendo sui percorsi di cura, sul rafforzamento dei servizi territoriali, sullo sviluppo delle strutture residenziali e semiresidenziali e nella formazione, ma anche realizzando interventi unici in Italia come quello di oggi a Parma. Le nuove generazioni sono, infatti, tra le più colpite e hanno bisogno di percorsi di cura mirati e multidisciplinari che stiamo mettendo in campo anche grazie allo straordinario lavoro quotidiano di squadra tra tutti le professioniste e i professionisti coinvolti, cui va il nostro pieno ringraziamento. Percorsi che devono coinvolgere in primo luogo le famiglie, che non possono sopportare da sole il peso di queste situazioni. Lavoriamo, quindi, perché il disagio mentale non sia più un tabù, ma uno dei grandi temi di questi tempi, da affrontare insieme, senza pregiudizi”.

“Dobbiamo stare molto vicini alle nostre ragazze e ragazzi, soprattutto in un periodo storico come questo in cui la loro salute emotiva, dal Covid in poi, viene messa a dura prova ogni giorno- aggiunge Fabi-. Di fronte a un incremento significativo delle richieste di assistenza, stiamo rispondendo con la costruzione di una rete dedicata alla salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza, di cui questo reparto sarà un fulcro fondamentale. È il frutto del lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende sanitarie dell’Area Vasta, con il contributo importantissimo dell’Università di Parma e dei professionisti di Neuropsichiatria, che ci tengo a ringraziare. Il loro lavoro, unito a quello degli operatori sociosanitari, garantisce percorsi di reinserimento necessari per insegnare ai nostri ragazzi a sviluppare la capacità di esprimere le proprie emozioni, gestire lo stress e costruire una solida base di benessere mentale che li accompagnerà nell’età adulta”.

“L’apertura di questo reparto rappresenta un investimento importante per la salute di bambini e adolescenti e nel sostegno alle loro famiglie- sottolinea Campagna-. Con questa nuova struttura rafforziamo la rete provinciale della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, che è presente in tutti i distretti e segue oltre 6.600 bambini e ragazzi, aggiungendo una risposta ospedaliera dedicata ai momenti in cui è necessario un ricovero. Abbiamo voluto realizzare uno spazio di cura capace di coniugare sicurezza, competenze professionali e attenzione alla persona, in stretta continuità con le altre strutture della rete e i servizi territoriali”.

La struttura

Il nuovo reparto si trova al piano rialzato del padiglione Barbieri. Dispone di 12 posti letto e di una squadra di 44 professionisti: 10 medici, 3 psicologi, 14 infermieri, educatori, tecnici, operatori socio-sanitari e assistenti sociali. Ospiterà bambini e adolescenti fino ai 17 anni con disturbi neuropsichiatrici, che necessitano di valutazioni specialistiche o di un periodo di ricovero. Il progetto ha dedicato una particolare attenzione alla sicurezza dei pazienti e degli operatori, senza rinunciare alla qualità degli ambienti e a favorire la relazione tra le persone: accanto alle camere, sono presenti, infatti, spazi dedicati ai progetti di cura e alle attività, oltre a due stanze per l’ascolto, utilizzate per gli incontri individuali, con le famiglie e con i protagonisti dei progetti di cura. Inoltre, c’è una cucina: il cibo, infatti, è parte integrante della terapia, come attività di stimolo al rafforzamento della propria autonomia. Il reparto avrà un menu dedicato.

Il percorso di cura prevede incontri individuali e di gruppo dedicati all’ascolto, al dialogo e alla condivisione. Una collaborazione che proseguirà anche dopo il ricovero, per favorire la continuità della presa in carico sul territorio, confermando l’intenzione che la cura non si esaurisca in ospedale.

La rete regionale dei nuovi reparti di neuropsichiatria infantile

La strategia regionale pone le proprie basi su un nuovo modello organizzativo, in cui il ricovero viene considerato come una fase temporanea di un percorso molto più ampio, finalizzata alla gestione della crisi, all’approfondimento diagnostico e alla stabilizzazione clinica. La titolarità della presa in carico, però, resta sempre in capo ai Servizi territoriali, che accompagnano passo passo il minore, prima, durante e dopo il ricovero.

Dunque, quello di Parma, come gli altri reparti, nascono come strutture aperte alla collaborazione tra i professionisti e i servizi: vi operano neuropsichiatri, psichiatri, psicologi, infermieri, educatori, tecnici e operatori sociosanitari, assistenti sociali, che portano avanti percorsi di cura personalizzati.

Un ruolo centrale resta quello delle famiglie, che vengono coinvolte attivamente nella costruzione degli obiettivi di cura e nella preparazione delle dimissioni. La sanità mentale, insomma, non viene considerato un tema separato o residuale, ma una componente essenziale del benessere di una comunità.

Anche nel 2026 la Regione Emilia-Romagna ha confermato un investimento di 40 milioni di euro per consolidare e rafforzare la rete della salute mentale, dedicato a percorsi personalizzati di cura, riabilitazione e inclusione sociale. Fondi che sostengono un modello di presa in carico che integra servizi sanitari, sociali e territoriali, mettendo al centro la persona e il suo progetto di vita, con particolare attenzione all’autonomia, all’inclusione nella comunità e alla continuità assistenziale.

Minori con disagio mentale: un fenomeno in aumento

In Emilia-Romagna si conferma l’aumento progressivo negli anni dei minori presi in carico dalla Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza: dai 38.051 del 2010 si è passati ai 59.900 del 2018 fino ai 70.085 del 2025, quasi 4mila in più rispetto all’anno precedente. In 15 anni l’incremento è stato dell’84,2%.

In crescita anche i ricoveri per problematiche psicopatologiche: 783 quelli ordinari nel 2025, di cui 315 per ragazze e ragazzi fino a 13 anni e 471 tra i 14 e i 17 anni. L’incremento sull’anno precedente è del 10%.

Dati che confermano un cambiamento sostanziale della realtà con cui i professionisti si confrontano. Da un lato c’è sicuramente una maggiore sensibilità e lo sviluppo di competenze specialistiche che consentono di intercettare meglio e diagnosticare più precocemente tutti i disturbi legati alla salute mentale, ma dall’altra parte la società e l’ambiente in cui ragazzi e ragazze diventano adulti sta cambiando per numerose ragioni: la digitalizzazione, il cambiamento degli spazi di condivisione e socialità, la pandemia, l’aumento dell’esposizione a eventi traumatici o di instabilità globale come la riduzione della resilienza familiare e comunitaria.