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“Basta parole d’odio”, Corecom e Assemblea legislativa in campo contro la disinformazione, presente un’ampia delegazione dei presidenti dei Corecom italiani

“Basta parole d’odio”, Corecom e Assemblea legislativa in campo contro la disinformazione, presente un’ampia delegazione dei presidenti dei Corecom italiani

Istituzioni, scuola e società civile insieme con un obiettivo: più scuola, meno fake news, più educazione, meno odio in rete.  In una società segnata da una crescente preoccupazione per le manipolazioni online, da Bologna è partito l’allarme e l’impegno per un’educazione al web e ai social media, tesa a tutelare la dignità della persona umana e la sicurezza della comunità.

Occasione è stato il convegno “Basta con le parole d’odio” tenutosi nella sede dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che ha visto la presenza di un’ampia delegazione dei presidenti dei Corecom italiani, per la prima volta a convegno sotto le Due Torri, del presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale Matteo Maria Zuppi, della coordinatrice dei Corecom Carola Barbato e di un massmediologo del calibro di Ivo Germano.

A fare gli onori di casa è stato il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri che ha ricordato come “non dimentichiamoci che siamo a Bologna, una città il cui sindaco è sotto scorta per le minacce ricevute sui social, così come dobbiamo tenere presente l’allarme del ministro Tajani su possibili intromissioni estere nelle prossime elezioni. Le parole servono per comunicare, costruire relazioni, favorire il dialogo, ma possono anche ferire, dividere, alimentare pregiudizi e trasformare le differenze in contrapposizioni, questo vale ancora di più nell’epoca della comunicazione digitale. Per questo, credo che il tema della responsabilità della comunicazione debba riguardare tutti: chi svolge un ruolo istituzionale, chi fa informazione, chi comunica attraverso le piattaforme digitali e, più in generale, ciascun cittadino”.

Netta la posizione del cardinale Matteo Maria Zuppi per il quale “dobbiamo disarmare le parole: l’odio è pericoloso perché fra le altre cose dà identità a chi lo prova. Noi dobbiamo rilanciare la diplomazia con il dialogo, perché il dialogo annulla l’odio. In questo quadro di contrasto all’odio è importante da una parte il ruolo dei Corecom, che devono vigilare e nel caso intervenire, dall’altro di chi fa informazione. Gli operatori dell’informazione, infatti, sono chiamati a rispettare tutte le regole della deontologia professionale: odio e informazione sono incompatibili perché l’informazione è confronto e conoscenza, ovvero l’opposto dell’odio”.

Sulla stessa linea Ivo Germano che ha ricordato come “i nostri bambini sono precoci su tutto, e così si comincia a odiare sempre prima. La comunicazione social si basa sul reagire senza pensare, non perché non sappiamo usare la testa, ma perché l’economia dei like implica un assetto ventrale e non razionale: provoca pressione spettacolare, oscena, che dà dipendenza. La finta comunicazione dal basso risponde in realtà a rigide regole di marketing. Secondo questa logica libertà e democrazia diventano insostenibili. Le piattaforme non sono un luogo neutro. Sono le colonizzatrici della rete, che all’inizio non era entertainment, non estraevano dati dal nostro tempo libero con servizi fintamente gratuiti violando la sfera privata pubblicizzando l’intimo”. Al centro del ragionamento di Germano ci sono le piattaforme social che, spiega il docente universitario, “sono un potere oppressivo che annega la storia in un presente asincronico. Hanno tolto alla comunicazione la relazione che nasce dall’ascolto. Oggi la comunicazione è vertigine, è una pressione in cui si odia sempre primi perché l’odio è un facilitatore, genera scorciatoie semantiche. Costruire discorsi d’odio è facile. L’odio identifica e fa uso di fake news. L’odio non è solo parola, ma anche indifferenza. Siamo anestetizzati da fenomeni che ingrassano l’odio in rete: occorre operare sulla misinformazione, cioè la diffusione di informazioni false da parte di persone distratte. Come dice Papa Leone occorre sostare (fermarsi), vigilare, disarmare”.

Soddisfazione per l’esito del convegno, il cui titolo si è ispirato alle parole di Papa Leone XIV, è stato espresso dai rappresentanti nazionali e regionali del Corecom.

“Come ci ha insegnato Carlo Levi ‘le parole sono pietre’. Dobbiamo smussare quelle che portano odio e violenza. L’incontro di oggi è una tappa autorevole di un percorso che vede i Corecom d’Italia e il Coordinamento Nazionale uniti nel contrasto alla disinformazione e alla pratica diffusa del linguaggio d’odio in rete e nell’agone politico. Ogni volta che il Coordinamento Nazionale Corecom apre un tavolo di confronto, onora il compito per cui è nato ciascun Comitato Regionale per le Comunicazioni: custodire il valore della parola pubblica come bene comune”, spiega Carola Barbato, che ricorda come “il magistero del cardinale Zuppi e le competenze di Ivo Germano ci hanno ricordato, da prospettive diverse, che l’odio verbale e l’odio in rete si fronteggiano, con la cultura, l’informazione e la prevenzione”.

Corecom Emilia-Romagna è arrivato all’appuntamento del 4 settembre forte dell’attività che da anni svolge per l’educazione al digitale e il contrasto alle fake news e al cyberbullismo: “Solo durante l’ultimo anno scolastico 2024/2025, Corecom ha realizzato progetti di educazione all’uso dei media, grazie all’iniziativa “A scuola con i media”, per un totale di 112 incontri.  All’intelligenza artificiale, tramite il progetto “Intelligenze Creative e Intelligenze Artificiali”, sono stati dedicati 12 laboratori, mentre altri 27 laboratorisono stati dedicati alla formazione contro le fake news (“Fact Checkers”) e il cyberbullismo (“Cyber Factor”)”, spiegano il presidente del Corecom Giancarlo Mazzuca e il vicepresidente Giorgio Tonelli.