
Più cresce la domanda di assistenza per la non autosufficienza, più c’è bisogno di un’infrastruttura sociale solida, diffusa e capace di reggere il cambiamento.
Per questo lo stanziamento di quasi 594 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza, approvato nel corso dell’ultima Giunta che si è svolta a Rimini, rafforza una direzione che guarda al cambiamento demografico e alla crescita dei bisogni senza rassegnarsi a subirli.
Le risorse stanziate dal Fondo 2026 ammontano esattamente a 593 milioni e 890mila euro, circa 30 milioni in più rispetto al 2025 e oltre 110 milioni in più rispetto al 2024. Sono destinate all’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle strutture residenziali per anziani, all’ampliamento dell’assistenza domiciliare, al rafforzamento dei servizi per le persone con disabilità e dei programmi integrati di dimissione protetta al domicilio.
Il programma prevede 426,93 milioni di euro per gli interventi rivolti alla popolazione anziana over 75 e 141,69 milioni per le persone con disabilità gravi e gravissime. A queste risorse si aggiungono 20,27 milioni di euro per i servizi che operano in situazioni disagiate, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane, e 5 milioni di euro una tantum destinati ai servizi accreditati a gestione pubblica, a parziale copertura degli arretrati sostenuti nel 2026 a seguito del rinnovo del contratto nazionale del comparto Funzioni locali.
“L’investimento sul Fondo regionale per la non autosufficienza conferma e rafforza la nostra scelta di inserire la tenuta della nostra rete dei servizi sociali tra le priorità di questo mandato- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Le maggiori risorse stanziate devono aumentare la capacità di risposta del sistema di fronte al cambiamento. Per questo una parte dell’incremento sarà destinata allo sviluppo dei servizi con l’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle Cra, riducendo le differenze ancora presenti tra i diversi territori. Allo stesso tempo vogliamo investire sulla domiciliarità, perché residenzialità e assistenza a casa non sono alternative, ma parti della stessa rete. È una sfida importante perché significa costruire una presa in carico che non si interrompe quando una persona esce dall’ospedale, ma trova continuità nel territorio”.
“Una parte significativa dell’incremento- proseguono presidente e assessora– serve poi a garantire la sostenibilità del sistema dei servizi, accompagnando gli adeguamenti delle tariffe dei servizi sociosanitari accreditati e gli aggiornamenti della remunerazione legati anche ai rinnovi contrattuali. È una scelta importante perché la qualità del nostro welfare dipende innanzitutto dalle persone che ogni giorno lavorano nelle strutture e dalla possibilità, per chi le gestisce, di garantirne qualità e continuità. Le politiche per la non autosufficienza- concludono- non sono soltanto una voce di bilancio, ma l’infrastruttura fondamentale del nostro welfare”.
Dentro questa programmazione viene confermata anche l’attenzione alle persone con disabilità, per servizi modellati in base alle necessità e priorità individuate nei singoli Distretti. Una particolare attenzione, infine, è rivolta alle situazioni territoriali più fragili, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane e disagiate, dove la sostenibilità di un servizio ha un valore che va oltre la prestazione.
Le risorse del Fondo – 593 milioni e 890mila euro – sono composte da 222,89 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario regionale e 371 milioni di risorse aggiuntive regionali. Al Fondo Regionale per la non autosufficienza si affiancano inoltre ulteriori risorse provenienti dagli altri fondi nazionali e regionali destinati alla non autosufficienza, alla disabilità, al Dopo di noi e al sostegno dei caregiver familiari.
La distribuzione delle risorse alle Ausl
La dotazione viene ripartita tra le Aziende Usl del territorio regionale. Alla Romagna sono destinati 153,5 milioni di euro, a Bologna 121,1 milioni, a Modena 89,7 milioni, a Reggio Emilia 65,3 milioni, a Parma 57,7 milioni, a Ferrara 49,3 milioni, a Piacenza 39 milioni e a Imola 17,8 milioni.
La programmazione degli interventi viene ricondotta ai programmi distrettuali, affinché le risorse siano utilizzate sulla base dei bisogni dei territori e inserite nella programmazione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale
I risultati saranno monitorati dalla Regione sia per il 2026, sia lungo il triennio 2025-2027 in cui la programmazione del fondo è inserita, verificando in particolare l’evoluzione dei posti residenziali, dell’assistenza domiciliare, dei servizi per le persone con disabilità e l’effettiva definizione e operatività dei programmi integrati di dimissione protetta nei diversi ambiti distrettuali.

