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Vespa velutina, la Regione in campo con un progetto di contrasto alla diffusione della specie

Monitoraggio e individuazione precoce dei nidi con tecniche di localizzazione avanzate come la radiotelemetria e la sperimentazione di droni dotati di telecamere termiche. Formazione delle operatrici e degli operatori, coinvolgimento attivo degli apicoltori e della cittadinanza, e iniziative di divulgazione e sensibilizzazione.

Con un contributo di 40mila euro, la Regione Emilia-Romagna finanzia il progetto, presentato dal Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, per contrastare la presenza sul territorio della Vespa velutina una delle specie aliene invasive più significative per l’impatto che ha sugli insetti impollinatori selvatici – prime fra tutte, le api domestiche – e sulla biodiversità. Nota anche come calabrone asiatico, la Vespa velutina si sta espandendo progressivamente anche in Emilia-Romagna, con un numero crescente di segnalazioni e di ritrovamenti di nidi.

“La tutela della biodiversità richiede oggi anche la capacità di prevenire e contrastare la diffusione delle specie aliene invasive che mettono a rischio gli equilibri naturali dei nostri territori- spiega l’assessora regionale alla Tutela e valorizzazione della biodiversità, Gessica Allegni-. La Vespa velutina rappresenta una minaccia concreta per le api domestiche e per gli altri insetti impollinatori selvatici, che svolgono una funzione essenziale per gli ecosistemi, per l’agricoltura e per la conservazione del patrimonio naturale dell’Emilia-Romagna. Per questo abbiamo scelto di investire in un progetto che unisce innovazione tecnologica, ricerca scientifica, monitoraggio e coinvolgimento delle comunità locali. Vogliamo intervenire in modo tempestivo nei territori più esposti alla diffusione della specie, sostenendo il lavoro degli apicoltori e rafforzando gli strumenti di tutela della biodiversità. Difendere gli impollinatori selvatici significa infatti proteggere un patrimonio ambientale prezioso e contribuire alla qualità e alla sostenibilità del nostro territorio”.

Caratteristiche della specie

Originaria del Sud-Est asiatico e introdotta accidentalmente in Europa nei primi anni Duemila, la Vespa velutina esercita una forte pressione predatoria sulle api e sugli altri impollinatori selvatici. Per quanto riguarda la sua diffusione, suscita particolare attenzione il territorio della Riserva di Biosfera dell’Appennino Tosco-Emiliano, uno dei principali “corridoi di espansione” della specie verso il resto della regione. In diversi Comuni del versante emiliano sono già stati registrati avvistamenti e ritrovamenti di nidi, ed è il motivo per cui la Regione ha deciso di intervenire, assegnando al progetto del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano 40mila euro dal Fondo ministeriale per il controllo delle specie esotiche invasive. Risorse che si aggiungono al cofinanziamento di 3mila euro da parte del Parco, per una cifra complessiva di 43mila euro.

Il gruppo tecnico di coordinamento

Il gruppo tecnico di coordinamento attivato dalla Regione subito a fine 2022, dopo il primo rilevamento, ha coinvolto trasversalmente più settori – Aree protette, foreste e sviluppo zone montane, Prevenzione collettiva e Sanità pubblica, Settore apistico e Settore fitosanitario e difesa delle produzioni – insieme al Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), coordinatore della rete nazionale ‘Stop Velutina’. Il tavolo ha lavorato alla definizione di un protocollo operativo regionale, al coinvolgimento delle associazioni degli apicoltori e all’individuazione degli strumenti di finanziamento disponibili. Nel corso del 2025 è stato affidato al Crea un servizio di supporto tecnico-scientifico che comprende la ricerca dei nidi tramite radiotelemetria, il coordinamento delle attività di neutralizzazione, la raccolta delle segnalazioni e la redazione di linee guida regionali per la gestione della specie.

Il progetto

Affidato al Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, il progetto prevede un approccio integrato su più fronti: potenziamento del monitoraggio e individuazione precoce dei nidi, ricerca e neutralizzazione mediante radiotelemetria e sperimentazione di droni con termocamere, formazione degli operatori, coinvolgimento attivo degli apicoltori e della cittadinanza, fino a iniziative di divulgazione e sensibilizzazione sul territorio. Le attività si svolgeranno nel corso del 2026 nelle province di Modena, Reggio Emilia e Parma, all’interno dell’area della Riserva di Biosfera.