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Persone con sordità e ipoacusia: dalla nascita alla vecchiaia, l’impegno della Regione Emilia-Romagna al centro di un convegno

Persone con sordità e ipoacusia: dalla nascita alla vecchiaia, l’impegno della Regione Emilia-Romagna al centro di un convegnoLo screening uditivo neonatale è fondamentale per riconoscere da subito l’ipoacusia; riconoscerla significa modificare, in meglio, la storia della malattia e attuare interventi precoci, di tipo protesico o chirurgico; quindi, ridurre la disabilità favorendo un normale sviluppo del linguaggio e il pieno inserimento sociale del paziente, a partire dalla primissima età.

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime Regioni a istituire nel 2012 questo screening su tutti i nati, che diverrà legge nazionale cinque anni dopo, nel 2017. Non solo, perché per rendere ancora più puntuale il modello di presa in carico di bimbe e bimbi con risposta dubbia al test, in novembre 2025 ha elaborato, insieme alle associazioni di pazienti, le nuove Linee di indirizzo regionali, con l’obiettivo di perfezionare le diagnosi precoci di ipoacusia congenita e mettere in campo percorsi di assistenza che prevengano il più possibile future difficoltà psicologiche, scolastiche e sociali.

Il punto su quanto è stato fatto e sulle prospettive di impegno futuro è al centro del convegno organizzato dalla Regione assieme all’Ausl Irccs di Reggio Emilia e in corso di svolgimento in viale Aldo Moro 30, con la partecipazione dell’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, e il saluto inviato dall’assessora al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti.

Le Linee di indirizzo sono state aggiornate, rispetto alle precedenti del 2011, alla luce dell’evoluzione delle conoscenze medico scientifiche, delle raccomandazioni pubblicate dall’Istituto superiore di sanità, dell’esperienza in rapporto alle problematiche di ipoacusia e sordità e dell’ampliamento delle possibilità terapeutiche. Inoltre, la Regione ha formulato innovative raccomandazioni per l’inclusione sociale delle persone con gravi difficoltà uditive e ha anche esteso l’impegno alle persone con difficoltà uditive medio gravi, in particolare gli adulti che sono in continua crescita, raggiungendo il 6-8% della popolazione, a causa dell’invecchiamento e dell’inquinamento acustico, ambientale e lavorativo.

“Prevenzione, presa in carico precoce fin di primi giorni di vita, tecnologie e protesi all’avanguardia, ma anche massima attenzione all’inclusione e all’accessibilità. Queste- affermano gli assessori Fabi e Conti – sono le linee di azione con cui da sempre si è mossa la Regione Emilia-Romagna, arrivando in tanti ambiti, a partire dall’introduzione dello screening uditivo neonatale, ben prima di quanto è avvenuto a livello nazionale. Continuiamo a lavorare in questa direzione, consapevoli che le sfide future sono importanti, dall’aumento delle difficoltà uditive legate all’invecchiamento della popolazione ai cambiamenti nei bisogni delle persone adulte e anziane, che richiedono politiche sempre più mirate e innovative, da costruire insieme”.

“Solo- aggiungono Conti e Fabi- con un approccio integrato tra servizi sanitari, sociali, scolastici, culturali e del lavoro, come quello che l’Emilia-Romagna ha scelto di adottare, si possono dare risposte concrete alle persone con ipoacusia e sordità, proprio perché non si tratta soltanto di condizioni sanitarie, ma che toccano l’inclusione sociale, le opportunità educative, la partecipazione al lavoro, le relazioni e l’autonomia delle persone”.

Le novità introdotte dalle nuove Linee di indirizzo regionali

Tra le novità introdotte ci sono alcune modifiche alla lista dei fattori di rischio audiologici e dei tempi di sorveglianza; viene ribadita l’importanza della formazione del personale coinvolto nel percorso e l’elaborazione di un opuscolo informativo condiviso per tutti i punti nascita. In ambito riabilitativo viene confermata la necessità di assicurare tempestivamente i servizi di riabilitazione per permettere il più adeguato sviluppo comunicativo e linguistico compatibile con la patologia di base e viene confermato il criterio di priorità dei bimbi con sordità rispetto alle liste d’attesa con trattamenti logopedici. Ancora, viene meglio definito il percorso di presa in carico sia in termini di tipologia di trattamento diretto e indiretto, sia in termini di trattamento rispetto alla tipologia di ipoacusia; infine, viene sottolineata l’importanza di adottare il modello operativo di rete per consentire la maggior evoluzione possibile dello sviluppo del bambino prevenendone le difficoltà psicologiche, scolastiche e sociali.

La legge regionale per l’inclusione delle persone sorde

Accanto alla dimensione sanitaria, la Regione ha investito con decisione sull’inclusione e sull’accessibilità. La legge regionale n. 9 del 2019 rappresenta un riferimento importante per il sostegno alle persone sorde, sordocieche e con disabilità uditiva, promuovendo il diritto alla comunicazione, all’informazione e alla partecipazione sociale. In questi anni la Regione ha sostenuto servizi di interpretariato, sottotitolazione e mediazione alla comunicazione, oltre a interventi per l’accessibilità nei contesti pubblici e nei servizi. Un impegno che si affianca alle risorse destinate, attraverso i fondi sociali e per la disabilità, al sostegno alla vita indipendente, all’inclusione scolastica e lavorativa e al supporto alle famiglie, nonché agli interventi del Servizio sanitario regionale per la fornitura di protesi acustiche e ausili tecnologici, fondamentali per l’autonomia delle persone. Particolarmente rilevante è anche il lavoro di rete con le Associazioni, che rappresentano un interlocutore essenziale: non solo portatrici di bisogni, ma partner nella costruzione delle politiche pubbliche.

I numeri della sordità in Emilia-Romagna

Ogni anno nascono in Emilia-Romagna circa 120 bambini affetti da sordità: ovvero 3,02 ogni 1.000 nati; sono calate le nascite, ma è aumentata la sopravvivenza dei gravi pretermine, con conseguente aumento del numero assoluto di neonati con danni uditivi. Attorno a ogni bimbo nato sordo ruotano almeno 15 figure tra genitori, insegnanti, educatori e medici; in particolare quelli in cui si rende necessario avviare tempestivamente una riabilitazione sia di tipo protesico che chirurgico (impianti cocleari) sono presi in carico dai Servizi territoriali e rappresentano, per la fascia di età 0-17, quasi il 2% di tutti i bambini in carico alle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Emilia-Romagna. In termini numerici è invece estremamente più diffuso il numero delle persone adulte affette da sordità: in un recente studio è stato identificato che circa il 4% della popolazione emiliano-romagnola, ovvero 200mila individui, sono affetti da situazioni di ipoacusia con compromissione parziale o grave della comunicazione sociale.