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La Guardia di Finanza di Parma esegue un’ordinaza di misura cautelare interdittiva nei confronti di un avvocato

Nella giornata di ieri finanzieri del Comando Provinciale di Parma hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare interdittiva emessa dal Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Parma, su richiesta della Procura della Repubblica.

Con l’ordinanza è stata disposta la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio di amministratore di sostegno, per la durata di 12 mesi, nei confronti di un avvocato, sottoposto ad indagini unitamente alla moglie, per le ipotesi di reato di peculato e di circonvenzione di incapaci.

Nell’ambito delle attività di polizia giudiziaria, dirette dalla Procura della Repubblica di Parma (Sost. Procuratore F. Arienti) e svolte dal Gruppo della Guardia di Finanza alla sede, il GIP di Parma – dott. A. Zullo – aveva già disposto nell’aprile scorso il sequestro preventivo di 2 appartamenti e relative pertinenze, siti nel Comune di Parma, del valore di circa 235.000 euro, al fine di impedire l’aggravarsi delle conseguenze da reato, sottoponendo a vincolo anche i relativi frutti.

In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa dal GIP, il professionista, in qualità di amministratore di sostegno nominato dal Tribunale di Parma, abusando dello stato di infermità fisica e deficienza psichica di un parmigiano classe ‘34, avrebbe indotto quest’ultimo a redigere un testamento olografo con il quale veniva nominata quale unica erede universale la moglie dell’amministratore di sostegno, circostanza celata al giudice tutelare. In effetti, alla morte dell’amministrato avvenuta nel 2020, la moglie dell’amministratore di sostegno richiedeva la pubblicazione del testamento e diventava proprietaria degli immobili nonché dei relativi frutti costituiti dai canoni di locazione delle unità immobiliari.

Inoltre, il professionista, avendo la gestione del patrimonio dell’amministrato, si sarebbe appropriato, in concorso con la moglie, di somme di denaro per un totale di euro 16.000, di cui 7.500 euro relativi a lavori edili da effettuare negli immobili all’epoca ancora di proprietà dell’amministrato e 8.500 euro sotto forma di retribuzioni a favore di sua moglie, assunta quale colf/badante dell’amministrato – anche quest’ultima circostanza celata al giudice tutelare. Invero, dal raffronto tra alcuni rendiconti periodici presentati al giudice tutelare e la documentazione bancaria acquisita, nonché da ulteriori ricostruzioni investigative, è emerso come i lavori edili non fossero mai stati eseguiti e la prestazione lavorativa di colf/badante non fosse stata svolta, quantomeno nel periodo in cui l’amministrato era ricoverato presso una casa di residenza per anziani. Pertanto, anche l’importo pari ad euro 16.000 è stato oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente quale profitto del delitto di peculato.

Oltre alle descritte condotte di peculato e circonvenzione di incapace, al professionista è contestato anche il reato di rifiuto di atti d’ufficio, in quanto, in più occasioni, avrebbe omesso di depositare presso il Tribunale di Parma le relazioni sulla gestione dell’amministrato, il rendiconto delle plurime spese di cui aveva chiesto ed ottenuto l’autorizzazione da parte del giudice tutelare e avrebbe altresì omesso di comparire all’udienza fissata al fine di rendere i chiarimenti necessari sull’omessa presentazione del rendiconto finale.

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