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Indagine Lapam: export reggiano in recupero rispetto al 2019 (+5%), scende invece quello delle micro e piccole imprese

L’export reggiano è in netto recupero. Lo segnala una indagine dell’Ufficio studi Lapam Confartigiianato sui dati al primo semestre 2021. I segnali di ripresa si irrobustiscono, con le esportazioni che a livello nazionale superano del 4,1% il corrispondente livello del 2019, facendo meglio di Germania (+1,2%) e Francia (-7,0%). L’export di manufatti made in Emilia-Romagna nei primi 6 mesi del 2021 sale del 6,2% rispetto al I semestre 2019, performance che la posiziona tra le prime 10 regioni nella classifica nazionale. E, in questo panorama, Reggio Emilia fa bene con una ripresa del 5%. In termini assoluti Reggio Emilia esporta per 5 miliardi e 764 milioni, terza in regione Bologna (che nel primo semestre 2021 ha esportato per 8 miliardi e 437 milioni) e Modena, a quota 7 miliardi e 29 milioni di euro.

“I dati – sottolinea Gilberto Luppi, Presidente generale Lapam – sono confortanti e dimostrano come la ripresa sia in atto: l’export manifatturiero è il primo motore della ripresa e meno male che c’è perché la domanda interna tende a non decollare. Ma non dobbiamo dimenticare gli ostacoli che si stanno presentando. Penso ai costi dell’energia e soprattutto a quelli delle materie prime, che le piccole imprese pagano in modo più pesante, e la difficoltà a reperire manodopera specializzata”.

I settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese (MPI) – moda, legno-arredo, metalli, alimentari e altra manifattura – che complessivamente rappresentano il 24,6% dell’export manifatturiero regionale, nel primo semestre 2021 superano i livelli pre pandemia (+2,3%), posizionando l’Emilia-Romagna quinta tra le principali regioni esportatrici di prodotti MPI per dinamica, a pari merito con il Veneto. Restando a livello regionale, nel dettaglio rispetto ai primi sei mesi del 2019 tra i prodotti realizzati in Emilia-Romagna nei settori ad ampia presenza di micro e piccole imprese registrano un recupero i mobili (+21,4%), i prodotti alimentari (+15,2%), il legno (+14,6%), i prodotti in metallo (+5,5%) e i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+2,5%); mentre la domanda estera rimane particolarmente debole per abbigliamento (-12,3%), prodotti in pelle (-8%) e prodotti tessili (-6%).

Reggio Emilia, in questo particolare settore d’impresa, fa registrare invece un dato negativo con un -8,1%, determinato dal comparto Moda, che pesa per oltre la metà (56,3%) sulle esportazioni di settori MPI reggiani. Se si considera infatti la performance dell’export dei restanti settori MPI ad esclusione della Moda la percentuale sale nettamente arrivando a un +1,4%. In valore assoluto Reggio Emilia, tra le MPI, ha esportato per 1 miliardo e 325 milioni di euro, dietro Bologna a quota 1 miliardo e 488 milioni e Modena con 1 miliardo e 388 milioni.

I manufatti realizzati in Emilia-Romagna nei settori a maggior presenza di MPI vengono venduti per oltre la metà (59,1%) nei vicini Paesi UE, dove l’export di questi prodotti registra nel primo semestre del 2021 un incremento del +7,4%, mentre il restante 40,9% è destinato ai Paesi extra-UE, dove l’export dei settori di MPI cala del 4,3%. Nel dettaglio, tra i primi 20 paesi per quota dell’export dei settori di MPI made in Emilia Romagna, che rappresentano complessivamente il 75% dell’export totale di MPI, hanno ampiamente recuperato i valori pre crisi Covid-19: Cina (+60,6%), Canada (+40,1%), Corea del Sud (+28%) e Polonia (+27,1%).

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