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Domenica, nella chiesa cittadina dei Cappuccini, commemorazione di Padre Daniele Da Torricella nel 75° della morte

Padre Daniele (ritratto di fra Angelico Bertini)

Sono trascorsi ormai 15 lustri da quel 10 dicembre 1945, giorno del pio transito del venerabile padre Daniele Coppini da Torricella, vero apostolo degli ammalati e dei poveri.

Il cappuccino padre Daniele sarà ricordato nella sua chiesa cittadina dei padri Cappuccini – in via Ferrari Bonini – nel corso della solenne concelebrazione eucaristica presieduta dome4nica 13 dicembre alle ore 18.00 da padre Lorenzo Volpe, vice postulatore della causa di beatificazione.

Padre Daniele – al secolo Dario- era nato nel parmense a Torricella di Sissa, il 1 settembre 1867; a trent’anni entrava nell’ordine dei Cappuccini e nel 1903 veniva ordinato sacerdote. Svolse il suo ministero come cappellano dell’ospedale di Piacenza, poi in quello di Modena e infine assai a lungo al Santa Maria di Reggio Emilia, nella vecchia sede di via dell’Ospedale.

Il cappuccino si spense il 10 dicembre 1945. Il 12 dicembre 1955 la sua salma fu traslata nella chiesa dei Cappuccini, dove era stato preparato un sarcofago in travertino dalla linee austere, opera dell’architetto Osvaldo Piacentini. La tomba è collocata nella prima cappella di sinistra, legata idealmente al luogo dove era il confessionale del cappuccino. Sul sarcofago è posto il busto del religioso, realizzato dallo scultore Tonino Grassi, a cui si devono anche cinque efficaci formelle in terracotta che ripercorrono le peculiarità della vita e dell’attività del religioso. Sempre nel 65 anni fa si apriva il processo di beatificazione e padre Daniele è stato riconosciuto “venerabile”.

“Padre Daniele da Torricella fu l’apostolo dei poveri, degli ammalati, del confessionale; un frate cappuccino in perfetta linea con la grande tradizione francescana”, ricorda padre Lorenzo Volpe, superiore del convento reggiano.

Il cappuccino trascorse a Reggio la maggior parte della sua vita di religioso e di sacerdote, “lasciando in tutti la memoria della sua intensa carità spirituale e materiale, della quale va ricordata l’assistenza agli ammalati, soprattutto quelli più abbandonati, sia nell’ospedale, sia nelle case private; ha passato poi lunghe ore nel ministero della confessione e della direzione spirituale”, scriveva il prof. Mariano Bigi, già ministro dell’OFS e acuto studioso del francescanesimo. Lo stesso Bigi sottolineava che “l’eredità spirituale e la missione di carità di padre Daniele, che ha anticipato cronologicamente altre figura come don Dino Torreggiani e don Mario Prandi, continuano nelle Missionarie Francescane del Verbo Incarnato, di cui, con la concittadina madre Giovanna Ferrari, fu ispiratore e cofondatore”.

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(immagine: padre Daniele in un ritratto eseguito dal pittore padre Angelico Bertini)