Home Economia FIESA Confesercenti Modena sui consumi del periodo

FIESA Confesercenti Modena sui consumi del periodo

Il Coronavirus ha da subito inciso con importanti effetti sulla psicologia e le abitudini di acquisto degli italiani: già in febbraio le prime avvisaglie di quella che sarebbe poi diventata una pandemia hanno comportato una vera e propria corsa a procurarsi scorte alimentari. “Il nostro è l’unico settore in controtendenza – commenta Daniele Mariani Presidente provinciale Fiesa Confesercenti Modena e Presidente nazionale Assofrutterie – I dati ISTAT sulle vendite al dettaglio mostrano un deciso incremento nella spesa del settore alimentare e la provincia di Modena conferma decisamente questo trend, sia nella media distribuzione che nel negozio di prossimità”.

Le vendite nel settore ortofrutta sono valutabili nell’ordine del 30%, se non superiore, sia nei negozi di vicinato che nei comparti ortofrutta della GDO. “Alcune tensioni rilevate nei mercati all’ingrosso sono però dovute ai prezzi – spiega Mariani – ad esempio le fragole, in quanto primizia, sono aumentare del 15-20%, con un incremento che è però nella norma. Le arance, soprattutto la qualità tarocco, hanno registrato un aumento del 20-30% dovuto al fatto che la stagione è già avviata e che si stanno riscontrando dei problemi negli approvvigionamenti. Inoltre, contenendo vitamina C, sono molto richieste dai consumatori”. Alcune verdure come cavoli, broccoli, melanzane e asparagi hanno subito notevoli aumenti, di oltre il 20%, sia perché di fine produzione sia per scarsità di arrivi, specialmente dal centro Italia. Zucchine, insalate, radicchi, cicorie, bietole e carciofi sono ancora molto richiesti e non si riscontrano significative variazioni di prezzo. I fagiolini invece registrano un calo rispetto al mese scorso.

Per quanto riguarda la vendita di carne rossa il trend è in aumento: le macellerie tradizionali hanno registrato un 40% in più. Di fronte a un’emergenza di questo tipo rappresentano infatti una certezza: famiglie e anziani nella maggior parte dei casi sono sostenuti da un servizio a domicilio competente e preciso, che compensa le restrizioni alla mobilità. Lo tsunami Coronavirus ha cambiato il paniere della spesa portando una tale rivoluzione nei consumi che la produzione ha faticato a soddisfarli. Questo ha generato tensioni sul mercato con degli scostamenti dell’ordine del 20%. Tensioni in particolare sulle carni avicole: ad esempio un pollo a busto da 2,50 è passato a 2,90 euro e, per la carne suina, si parla addirittura di un 25% in più sul listino Milano. Il prezzo dell’agnello, che però scarseggia, è rimasto più o meno invariato. In merito al settore della panificazione artigianale si sta poi riscontrando un aumento nella produzione di pane: a Modena e provincia quest’anno però non tutti i fornai e panificatori artigianali hanno prodotto le tradizionali colombe pasquali per il timore dell’invenduto e la chiusura di bar, ristoranti e scuole – con meno produzione artigianale di brioches, pizzette e crescentine – ha comportato per molti un calo del fatturato nei prodotti dolciari.

In grande aumento è poi il consumo di uova, zucchero, lieviti vari e farina per produzioni casalinghe. “C’è stata una certa richiesta di uova di cioccolato, anche se meno grande rispetto agli anni scorsi e, nonostante l’incoraggiamento della Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Teresa Bellanova nel portare sulle tavole la tradizione delle feste e nel non rinunciare a prodotti come l’uovo al cioccolato o la colomba, per effetto del Coronavirus – conclude Mariani – il mercato non è decollato e il consumatore è apparso preoccupato e disorientato. Chi produce colombe ad esempio quest’anno ne ha prodotte un 30% in meno. Anche la chiusura dei bar e delle pasticcerie ha contribuito a frenare gli ordini in occasione delle festività”.

 

 

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