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A Reggio Emilia l’innovazione sociale entra nei punti di riferimento storici della comunità





I centri sociali da più di trent’anni sono protagonisti della vita civica di Reggio Emilia: sono luoghi identitari nel cuore dei quartieri e delle frazioni, spazi dedicati alla socialità, alla convivialità a progetti che coinvolgono anziani, famiglie, bambini. Lavorano con altre associazioni e sono un esempio di volontariato attivo di grande spessore.

L’Amministrazione comunale di Reggio Emilia riparte dai centri sociali per co-progettare, insieme ai comitati di gestione, alle associazioni coinvolte e ai singoli volontari un nuovo cammino che, a partire dalla funzione che questi luoghi hanno nel presente, li proietti verso il futuro, accompagnandoli nell’aggiornamento del loro ruolo e degli obiettivi e implementando nuovi potenziali servizi per la cura della comunità e del territorio.

Infatti i centri sociali della nostra città escono da una stagione quanto mai fertile della loro attività: sono stati attivamente coinvolti nei percorsi collaborativi attuati nei quartieri e hanno potuto così da una parte confermare la loro cenralità come ‘piazze di quartiere’, dall’altra entrare in relazione con nuovi soggetti e nuove opportunità di azione. Si pensi che nel progetto ‘Qua-Quartiere Bene Comune’ sono stati protagonisti 22 centri sociali in oltre 90 progetti.

Per non parlare del caso di successo per eccellenza: il progetto ‘wi-fi di comunità’ che oggi vede centinaia di famiglie servite dalla banda pubblica grazie alla trasformazione del centro sociale in provider di connettività. Un esempio lampante di come ci sia margine per potenziare il pacchetto di servizi e aggiornarlo alle nuove esigenze, non solo della tecnologia.

Il progetto dei Collaboratori di quartiere è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte l’assessora a Città collaborativa e Partecipazione Valeria Montanari, il presidente di Arci Reggio Emilia Daniele Catellani e il presidente di Ancescao William Orlandini.

“Quella che presentiamo oggi – ha detto l’assessora Valeria Montanari – è un percorso condiviso che riunisce tutti i 28 centri sociali cittadini, l’Arci e l’Ancescao, i circoli del territorio e tantissime realtà aggregative, con l’idea di ripensare questi luoghi pubblici come infrastrutture sociali, nuovi spazi multiservizi per il quartiere. Inizieremo questo percorso con i centri sociali, confrontandoci con queste realtà e ascoltando le loro idee e i loro bisogni, costruendo nuovi significati che aggiungano all’accezione classica del centro sociale, quello di spazio ricreativo e di aggregazione, nuovi significati e servizi utili alla cittadinanza, attività in grado di rispondere alle esigenze di una società contemporanea, come ad esempio il portierato di comunità o il doposcuola per i più giovani. Si tratta di un percorso sul lungo periodo, che durerà fino al 2024, cioè sino alla fine del mandato, per costituire una vera e propria trasformazione dei centri sociali”.

IL COLLABORATORIO DI QUARTIERE – Ecco dunque il senso del nuovo progetto che contraddistinguerà per i centri sociali questa prima fase della nuova consiliatura. L’idea è di accompagnare i centri sociali verso la loro progressiva trasformazione in ‘Collaboratori di quartiere’, punti strategici per piccoli servizi a favore della comunità di riferimento, come il portierato sociale o la consegna pacchi, o per la realizzazione di spazi per informazioni alla cittadinanza o per l’alfabetizzazione digitale e l’accesso ai servizi on line che oggi costituisce un requisito di cittadinanza.

Il percorso di accompagnamento si svilupperà per fasi successive e vedrà i centri sociali co-protagonisti della loro riprogettazione: useremo infatti la metodologia del co-design, basata sulla partecipazione diretta dei soggetti che gestiscono/fruiscono del servizio all’individuazione delle criticità e dei bisogni attuali per definire i margini di miglioramento della loro mission e, di conseguenza, delle attività e dei progetti che possono realizzarla concretamente.

L’obiettivo è rafforzare e sviluppare ulteriormente il ruolo dei centri sociali e renderli sempre più punti di riferimento per attività sociali, sportive, culturali, di comunità, civiche, ambientali e digitali.

La nuova fase di co-progettazione inclusiva dei centri sociali è dunque il riconoscimento del valore e del ruolo ricoperto da questi luoghi nella storia della comunità reggiana: un patrimonio di tutti che ha il proprio punto di forza nella funzione di presidio sociale che tuttora i centri sociali svolgono quotidianamente a supporto di tutte le aree della città, dalle più centrali alle più periferiche ed è in linea con la riformulazione del modello di decentramento che rimette al centro la comunità, i quartieri e gli attori della società civile attraverso il progetto Qua_Il quartiere bene comune.

CHI VIENE COINVOLTO – Il progetto di Collaboratorio di quartiere riguarderà i 28 centri sociali ospitati negli spazi comunali, assieme ai circoli che hanno sottoscritto con il Comune di Reggio Emilia gli Accordi di cittadinanza nei quartieri, altri spazi culturali e aggregativi pubblici come Binario 49 e Gabella, il centro sportivo di Villa Sesso e alcuni circoli Arci ai quali presto si aggiungerà il nuovo centro sociale di Canali.

In questi luoghi, tra il 2015 e il 2019 grazie all’attuazione del protocollo collaborativo di Quartiere, bene comune, si sono sperimentati diversi progetti che hanno potenziato l’offerta di servizi e opportunità alle comunità e al territorio, come ad esempio i doposcuola e le ludoteche, i servizi di cura delle persone in situazioni di fragilità o quelli di inclusione e integrazione, gli eventi culturali e i corsi di alfabetizzazione informatica.

Il nuovo programma di mandato ha confermato la prosecuzione delle esperienze collaborative nei quartieri e ha riconosciuto nelle ‘piazze di quartiere’ i luoghi pulsanti della vita delle comunità territoriali, capaci di essere e di potersi trasformare in luoghi aperti, in grado di favorire il dialogo interculturale e intergenerazionale, di diventare centri di sviluppo di nuovi modelli di servizi e di nuove economie collaborative, centri aggregativi di nuove socialità e nuove idee per progetti che intercettino i bisogni dei territori e dei loro abitanti.

QUADRO E METODO – L’Amministrazione comunale intende sostenere l’attivazione di un percorso di approfondimento, formazione e analisi con le realtà operanti nei centri al fine di individuare:

  • peculiarità e contesto caratteristico di ogni centro;
  • bisogni espressi dalla comunità di riferimento;
  • possibili sfide per il futuro e dimensioni di possibile potenziamento delle attività;
  • nuovi stakeholder e collaboratori in grado di rafforzare i gruppi di lavoro già presenti in un’ottica di patto intergenerazionale che riguarderà comunicazione, formazione, nuovi servizi, strumenti per rispondere al meglio ai nuovi adempimenti previsti nella nuova Legge del Terzo settore, approfondimenti su metodologie di relazione integenerazionali.

Al termine di questa prima fase, che coinvolgerà tutti i centri sociali cittadini, sarà avviata una sperimentazione che vedrà un focus su quattro centri sociali, che diventeranno i primi prototipi del Collaboratorio di quartiere. Con questi centri verrà quindi sviluppato un percorso più approfondito che vedrà protagonista anche la comunità di riferimento di questi centri, cittadini singoli ed altre associazioni, scuole, parrocchie, altri enti o anche attività economiche interessate a interagire, fin da subito, con questi nuovi hub di comunità e centri di servizio.

IL PERCORSO DI CO-PROGETTAZIONE – Come anticipato, il coinvolgimento dei 28 centri sociali vedrà nella prima fase l’organizzazione di tre incontri formativi, in programma il 3 e il 25 marzo e l’8 aprile, dalle ore 17.30 alle 19.30, presso il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro. Nel corso di questi appuntamenti saranno illustrati la metodologia di lavoro dell’intero percorso, le principali novità della riforma del Terzo settore e creati alcuni primi scenari di riferimento. Gli incontri avranno una durata di circa tre ore e saranno rivolti in prima istanza ai 28 centri sociali, con la possibilità di aprire alle associazioni del territorio a partire dal secondo incontro.

La metodologia utilizzata nell’ambito del percorso sarà quella del co-design dei servizi, che permette di ri-progettare a partire dalle persone; incorporare l’innovazione che proviene da mondi diversi mettendola a sistema; ri-combinare e sistematizzare le risorse esistenti.

Supervisore scientifico di questo percorso è Aiccon – Associazione italiana per la promozione della cultura della cooperazione e del no profit – un centro studi promosso dall’Università di Bologna, da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia sociale, con sede presso la Scuola di Economia e Management di Forlì – Università di Bologna. Aiccon è inoltre parte di un network nazionale e internazionale denominato Emes Network e in questi anni è diventata punto di riferimento scientifico sulle attività di formazione e ricerca negli ambiti dell’economia civile e del no profit.

INNOVAZIONE DIGITALE – La co-progettazione si accompagnerà e coordinerà con la prosecuzione di un importante intervento di potenziamento della rete infrastrutturale – banda ultralarga (Bul) – per garantire “cittadinanza digitale” al maggior numero di cittadini possibile.

Con i progetto di Lepida di cablatura di Reggio Emilia, i centri sociali sono stati raggiunti dalla Bul e quindi oggi rappresenteranno non solo centri per l’erogazione di servizi in modalità tradizionale, ma anche luoghi in cui promuovere alfabetizzazione e accesso alle nuove tecnologie, sperimentazione e validazione di servizi basati sull’uso delle Ict.

Quello che viviamo è il secolo dell’inclusione digitale: sviluppare conoscenza e alfabetizzazione digitale, servizi alla persona e al territorio che sfruttano le nuove tecnologie significa favorire l’accesso universale (democrazia digitale) e l’abbattimento delle barriere (inclusione, diritti, efficienza).

Per questo, all’interno del progetto di trasformazione dei centri sociali in Collaboratori di quartiere, è previsto anche uno specifico affondo, curato dal Servizio Sistemi informativi del Comune e da Lepida spa finalizzato a individuare nei Collaboratori il punto di accesso, formazione ed erogazione dei servizi digitali già disponibili a livello comunale e regionale e raccogliere utili suggerimenti per lo sviluppo di nuovi.

DOVE – Il percorso di costruzione del Collaboratorio si svolgerà presso il Laboratorio Aperto ai Chiostri di San Pietro, il luogo naturale per iniziative di innovazione sociale come questa e che nel Laboratorio potranno poi trovare altre opportunità e servizi.