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Tutela dei minori a Reggio Emilia: l’assessore al Welfare Daniele Marchi risponde in Consiglio comunale

“Si è agito per supportare i genitori e l’intero nucleo familiare, ben sapendo che l’allontanamento del minore è e deve rimanere l’extrema ratio. Una sperimentazione che il Comune ha avviato già dal 2011 e che ha visto, a fronte dell’incremento delle prese in carico, un calo dal 7% al 6% dei minori in affido (260 nel 2018) e una crescita dal 1,5% al 6% (262 nel 2018) degli interventi educativi a supporto delle famiglie e dei minori: si tratta per lo più di interventi educativi nel contesto famiglia che puntano a valorizzarne, seppur in situazioni di difficoltà, le risorse e potenziarne le competenze genitoriali e socio-educative”

Rispondendo oggi pomeriggio a due interpellanze, rispettivamente dei consiglieri comunali Paola Soragni e Claudio Bassi, su temi riguardanti tutela, cura e affidi dei minori, l’assessore al Welfare Daniele Marchi ha fornito diverse informazioni importanti su questi temi.

Dal quadro complessivo si evince, fra l’altro, quanto le scelte socio-assistenziali del Comune di Reggio Emilia insistano sul mantenere – il più possibile e fino a quanto lo consentano contesto generale e condizione di vita – i minori seguiti nel contesto familiare di origine.

“La scelta del Comune di Reggio Emilia – ha detto l’assessore Marchi – in questi anni è stata chiara e per certi aspetti di segno opposto alla logica contestata sul caso ‘Angeli e Demoni’. Abbiamo investito fortemente per agire in due direzioni: proteggere il minore e supportare la famiglia.

“Innanzitutto accrescendo le competenze del sistema per poter intervenire con accuratezza e tempestività nelle situazioni di rischio e di disagio a tutela del minore: quindi formazione e dispositivi organizzativi interistituzionali capaci di prossimità e della necessaria multidisciplinarietà. Questa maggior capacità si è tradotta in una crescita importante dei minori e dei nuclei seguiti: da 3.642 nel 2014 a 4.294 nel 2018.

“Contestualmente – ha proseguito l’assessore – si è agito per supportare i genitori e l’intero nucleo familiare, ben sapendo che l’allontanamento del minore è e deve rimanere l’extrema ratio. Una sperimentazione che il Comune ha avviato già dal 2011 e che ha visto, a fronte dell’incremento delle prese in carico, un calo dal 7% al 6% dei minori in affido (260 nel 2018) e una crescita dal 1,5% al 6% (262 nel 2018) degli interventi educativi a supporto delle famiglie e dei minori: si tratta per lo più di interventi educativi nel contesto famiglia che puntano a valorizzarne, seppur in situazioni di difficoltà, le risorse e potenziarne le competenze genitoriali e socio-educative.

“Resta chiaro – ha aggiunto Marchi – che a fronte di situazioni di grave pregiudizio e rischio per il minore, la collocazione al di fuori del nucleo familiare originale resta un’azione necessaria; anche in questi casi tuttavia si percorre, come scelta, come metodo, quello dell’accordo e del consenso con i genitori, cosa che avviene (dati 2018) nella maggioranza dei casi. Sono infatti meno della metà (127 nel 2018) i casi di affido attivi su dispositivo del Tribunale per i Minorenni.

“Dobbiamo ricordare che le 226 famiglie affidatarie sono allo stato attuale insufficienti per far fronte alle esigenze che di anno in anno si delineano. Assieme alla gratitudine per la loro disponibilità dobbiamo anche farci carico, come sistema integrato socio-sanitario e più in generale come comunità, di un loro supporto e di un loro ampliamento non certo di una loro demonizzazione.

“Per quanto riguarda il sistema dei servizi per le famiglie e i minori del nostro Comune – ha concluso l’assessore Marchi – do piena disponibilità sin da ora a dedicare spazi di approfondimento ad una tematica la cui complessità non può essere del tutto riportata in questa risposta. Credo che le prime sedute della Commissione consiliare Welfare, una volta insediata e in accordo col presidente, possano essere dedicate a questo tema a beneficio anche più ampio di tutti i consiglieri. Credo debba essere questo il modo corretto e responsabile da parte di tutti, e in particolare di chi ricopre cariche pubbliche, a prescindere dal colore politico, con cui affrontare un argomento, la cui strumentalizzazione politica, a cui stiamo assistendo, e certo sciacallaggio mediatico, meritano tutta la nostra più ferma condanna e trasversale presa di distanza”.

Rispetto ai temi di attualità emersi in provincia, si specifica che il Comune di Reggio Emilia non intrattiene allo stato attuale rapporti con il Centro Studi Hansel e Gretel. Ha collaborato in anni passati a due iniziative formative/seminariali, insieme all’Ausl di Reggio Emilia.

Ogni progetto di affido a Reggio Emilia, in generale, prevede monitoraggi da parte dell’équipe integrata (Servizio sociale comunale e Ausl) e verifiche periodiche in capo a assistente sociale/educatore/psicologo/neuropsichiatra infantile di riferimento.

Minori e Servizi sociali a Reggio Emilia

AFFIDI – I minori in affido nel Comune di Reggio Emilia sono stati 260 nel 2018. Di questi sono 127 sono affidi giudiziali a tempo pieno, ovvero su decreto del Tribunale per i Minorenni.

Gli altri 133 sono richiesti dalla famiglia e realizzati con il consenso dei genitori in relazione alle loro difficoltà nel prendersi cura dei figli, tranne che per 7 situazioni, però a tempo parziale, e su cui vige comunque un decreto del Tribunale.

MINORI IN CARICO E RIDUZIONE DEGLI INSERIMENTI IN COMUNITÀ – Questi dati vanno confrontati con il numero dei minori presenti nei nuclei seguiti dal Servizio sociale del Comune di Reggio Emilia.

Nel 2018 sono stati 4.294 i minori in carico al Servizio sociale insieme ai loro nuclei e supportati con servizi a domicilio, interventi economici ad integrazione del reddito, doposcuola, interventi di inclusione nel territorio e altro.

Si evidenzia come, a fronte di un aumento costante di minori seguiti insieme ai loro nuclei dal Servizio sociale territoriale (sono stati appunto 4.294 nel 2018, erano 3.809 l’anno precedente e 3.600 nel 2016), vi sia stata una progressiva riduzione negli anni degli inserimenti in comunità a fronte di un forte investimento sul sostegno educativo intensivo anche in situazioni di gravi carenze genitoriali: la sperimentazione è partita nel 2011 e nel primo anno si ebbero a Reggio Emilia 11 situazioni, sette anni dopo, nel 2018, sono state 266.

FAMIGLIE AFFIDATARIE – Nel corso del 2018 le famiglie affidatarie (disponibili a ricevere minori in affido) a Reggio Emilia sono state 226, a fronte di 260 affidi (tra giudiziali e consensuali, diverse famiglie hanno accolto più bambini, spesso fratelli).

Nonostante la disponibilità delle famiglie per l’affido, a causa del loro numero non sufficiente rispetto alle esigenze che si delineano di anno in anno, non si è sempre in grado di rispondere ai bisogni dei minori in questo senso.

Non è semplice, infatti, reperire famiglie disponibili. Quelle che lo sono, vengono formate e conosciute da operatori dei Servizi sociali e da psicologi dell’Ausl.

GRUPPO DISTRETTUALE PER IL PERCORSO DI AFFIDO – Complessivamente sulla tematica e sull’analisi di dati, prassi, criticità, formazioni, istruttorie, percorsi di conoscenza, un Gruppo distrettuale centralizzato ha gestito il coordinamento e avviato, già da fine 2018, un percorso di miglioramento organizzativo volto a favorire il consolidamento delle competenze di operatori dedicati.

Il Gruppo è composto da operatori del Comune di Reggio Emilia, delle due Unioni facenti parte del distretto e da psicologi dell’Ausl.

Il percorso di miglioramento organizzativo è accompagnato da due coordinatrici dei Poli territoriali dei Servizi sociali e dalla programmazione del Welfare e periodicamente monitorato dalla dirigenza dei Servizi sociali e dalla dirigenza del Welfare.

SELEZIONE DELLE FAMIGLIE AFFIDATARIE E MONITORAGGIO – Il percorso delle famiglie affidatarie prevede la frequenza di gruppi formativi/informativi e successivi colloqui di conoscenza e analisi delle competenze con una coppia di operatori (Assistente sociale del Comune e psicologo dell’Ausl).

Ogni progetto di affido o di accoglienza in casa famiglia prevede monitoraggi da parte dell’équipe integrata, in particolare per le situazioni più complesse.

L’équipe integrata – strumento attivo da circa 10 anni, confermato dall’Accordo di programma famiglie e minori sottoscritto dai Comuni del distretto di Reggio Emilia con l’Azienda Usl nel 2018 – è composta da assistenti sociali ed educatori dei Poli sociali e da psicologi dell’Ausl.

Si riunisce in ogni Polo una volta al mese con la presenza delle coordinatrici. In questa sede, in riferimento alle singole situazioni, viene:

– valutata collegialmente la necessità di un intervento integrato;

– individuata l’unità di valutazione e presa in carico multiprofessionale, quale strumento operativo per la valutazione e la presa in carico;

– verificato periodicamente l’esito degli interventi.

Verifiche periodiche in capo a assistente sociale/psicologo/educatore di riferimento sono inoltre previste per tutti i progetti di affido con intensità differenziate, a seconda della situazione. Sono previsti anche incontri al bisogno su richiesta delle famiglie e monitoraggi ravvicinati, se necessario in fase di urgenza nelle situazioni più complesse, anche settimanali.

La vigilanza delle case famiglia è in capo ai Comuni ove è ubicata la comunità. Nel comune di Reggio Emilia non ci sono case famiglia.

INTERVENTI DIVERSIFICATI E SUPPORTO ALLA GENITORIALITÀ – Da molto tempo sono state predisposte azioni a sostegno delle capacità genitoriali, che si intendono proseguire e rafforzare anche con l’utilizzo degli ultimi finanziamenti messi a disposizione dai fondi nazionali e regionali.

Tali azioni sono orientate a offrire interventi diversificati in relazione alle esigenze delle famiglie (adulti genitori e bambini).

Prevedono sia interventi di prevenzione/promozione, che interventi di supporto più intensivo.

Sono ricompresi interventi volti a favorire l’accesso a servizi educativi (ad esempio, accessi agevolati ai servizi educativi della prima infanzia), luoghi in cui i genitori possono trovare spazi di confronto, sostegni per la frequenza di doposcuola, interventi di counselling e mediazione familiare presso il Centro famiglie, percorsi di accompagnamento e confronto con educatori e assistenti sociali dei Servizi sociali, servizi di counselling con accessi diretti al Centro di prevenzione sociale per tematiche specifiche legate a problematiche di dipendenza; servizi educativi domiciliari, anche intensivi; servizi di supporto e integrazione giornaliero o pomeridiano come la semiresidenza e i Centri educativi pomeridiani; sperimentazione negli ultimi due anni di centri estivi ad accesso calmierato in due luoghi della città; sperimentazione di un progetto di home visiting rivolto al supporto alla genitorialità nei primi mille giorni di vita del bambino.

Si intende rafforzare gli interventi di counselling messi a disposizione dal Centro famiglie e sviluppare la sperimentazione del progetto home visiting. Verrà inoltre realizzata una formazione per gli operatori dei Servizi sociali volta a potenziare le competenze di accompagnamento alle famiglie.

Altre azioni vanno nella direzione di attivare le comunità di vita e i luoghi frequentati dai bambini con operatori dedicati alla progettazione territoriale nei Poli, affinché si mantenga viva l’attenzione all’aiuto reciproco.

Il Patto per l’educazione, con la scuola, prevede formazioni congiunte con gli insegnanti finalizzate a intercettare precocemente le situazioni di difficoltà per poter fornire supporti alle famiglie prima che le condizioni peggiorino.

Inoltre tutte le misure a contrasto della povertà e le politiche abitative vanno nella direzione di supportare prioritariamente le famiglie con figli minori.

Vademecum

DEFINIZIONE DI AFFIDO – L’affido eterofamiliare (Legge 184 del 1983) è un istituto giuridico che si distingue dall’adozione, perché è temporaneo (due anni eventualmente prorogabili) e perché concepito come aiuto non solo per il minore ma anche per i genitori naturali. La loro responsabilità genitoriale è sospesa o limitata e si usa il tempo dell’affido per una lavoro di recupero.

COSA SONO I POLI TERRITORIALI DEI SERVIZI SOCIALI – I Poli Territoriali dei Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia sono quattro e sono stati progettati e realizzati per avvicinare i Servizi sociali ai cittadini, per contribuire a costruire comunità sul territorio, inteso come luogo della partecipazione, del diritto di cittadinanza e della responsabilità diffusa.

I Poli offrono alle famiglie e alle persone di ogni età un luogo dove trovare ascolto, orientamento, sostegno e accompagnamento nei momenti di difficoltà. Sono un luogo per tutti i cittadini, singoli o associati, attraverso cui prendere parte ad iniziative e progetti del territorio e per incontrare, sostenere ed aiutare altre persone.

Nel Polo sociale territoriale sono presenti diverse figure professionali: il coordinatore del Polo; l’operatore dello Sportello sociale; il personale amministrativo; gli assistenti sociali; gli educatori.

Tra la persona che si rivolge al Polo e l’operatore dello Sportello sociale avviene uno scambio di informazioni, che ha come scopo definire ed iniziare a comprendere il problema. Se necessario, segue un momento di interscambio più approfondito, attraverso uno o più colloqui, con un operatore dell’équipe del Polo (solitamente un assistente sociale), per la messa a punto con il cittadino di un percorso o progetto specifico.

Allo sportello transitano anche le segnalazioni da parte di altri servizi, istituzioni e cittadini relative a preoccupazioni verso situazioni di fragilità (ad esempio, segnalazioni da ospedale, scuola, pediatri, medici, forze dell’ordine, procura della Repubblica… ).

IL LAVORO DELL’ASSISTENTE SOCIALE – Accompagnamento e sostegno sono le parti importanti dell’attività svolta dagli assistenti sociali dei Poli, allo scopo di aiutare le persone e le famiglie in un progetto ed in un percorso di vita che tenda all’autonomia e al benessere.

Viene offerto un sostegno:

– alle famiglie che sono in difficoltà nell’affrontare il proprio compito di cura, tutela ed educazione dei figli;

– a quelle che hanno al proprio interno una persona non autosufficiente;

– a famiglie e persone con difficoltà economiche e di inserimento sociale.

Le famiglie e le persone, attraverso i colloqui con l’assistente sociale, definiscono quale sia il problema e concordano un progetto di sostegno ed accompagnamento che può anche prevedere l’utilizzo di uno o più servizi presenti sul territorio e a disposizione della comunità. Il progetto sarà successivamente aggiornato anche sulla base di eventuali mutamenti intervenuti nelle condizioni della famiglia.

LA PROGETTAZIONE CON IL TERRITORIO – La Progettazione partecipata con il territorio consiste nella conoscenza del territorio di riferimento, nel capire chi sono le famiglie e le persone che lo abitano, quali abitudini hanno, con che modalità si incontrano, come utilizzano i luoghi e gli spazi del quartiere in cui risiedono. Questa attenzione al territorio offre agli operatori dei Poli la possibilità di costruire, insieme ai cittadini e ai gruppi che lo abitano, piccole–grandi iniziative, che possano valorizzare le risorse che ogni zona della città ha e che hanno bisogno di emergere, incontrasi e svilupparsi. E’, quindi, una delle specificità del lavoro del Polo promuovere o partecipare a incontri per interventi di auto-aiuto, di solidarietà e che hanno come protagonisti residenti singoli o in gruppo che abitano in una precisa area della città.

 




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