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Parma nella top ten della delle ‘smart city’ italiane

 

“Oggi (4 dicembre, ndr) è stato tirato il calcio d’inizio per cominciare a lavorare insieme. Le istituzioni, pubbliche e private, della città hanno preso consapevolezza sulla necessità di guardare congiuntamente agli obiettivi di sostenibilità. Se il primo mandato dell’Amministrazione è stato utile per ridare equilibrio alla città, oggi, stiamo progettando un cammino nuovo sulla base dell’Agenda 2030. Il cambiamento deve partire, essere diretto ed esportato dal Comune di Parma, che si doterà di una struttura dotata di macroaree sviluppate verso gli obiettivi 2030”. Ha concluso così Marco Giorgi, Direttore Generale del Comune di Parma, il meeting che si è tenuto oggi a Palazzo del Governatore promosso da Comune e FPA “Parma Smart Benchmarking”.

Il convegno è stato aperto dai saluti inaugurali del Sindaco Federico Pizzarotti che ha sottolineato come gli indicatori siano importanti per capire, correggere e migliorare l’azione amministrativa. “I dati di Parma dicono che c’è una fluttuazione su cui lavorare. In alcuni ambiti siamo eccellenti, per alcuni traguardi siamo lontani. Siamo nella hit parade delle città più Smart in Italia, ma oltre a parametrarci con le altre realtà, la lettura degli indici, serve a valutare i fattori della gestione del sistema. Il dato di cui siamo più consapevoli è che dobbiamo lavorare per rimanere ai livelli attuali, un lavoro che necessariamente dovrà essere fatto attraverso un dialogo costruttivo, tutti insieme”.

La tavola rotonda è stata coordinata da Gianni Dominici Direttore di FPA che l’ha presentata come incontro territoriale sulla logica degli indicatori. “Offriamo da diversi anni alle città un momento di riflessione per leggere  gli indicatori offrendo la possibilità ad amministratori e stakeholder di prendere decisioni sulla base di ulteriori conoscenze del territorio”.

Nell’ICity Rate, Parma occupa il nono gradino del podio delle città italiane più smart nella classifica ICity Rate 2017, stilata da FPA. Una performance che la città ducale ha ottenuto grazie agli interventi per il contrasto alla povertà, per cui stacca tutte le altre città italiane (1°), per il metodo partecipativo e la capacità di fissare obiettivi e politiche condivise da un tessuto sociale molto coeso (7° per l’indicatore Governance), per l’attenzione e le azioni per la riduzione del consumo di suolo, il recupero delle aree verdi e la riqualificazione delle aree edificate (4° in ambito Suolo e Territorio). Anche sulla mobilità sostenibile il posizionamento è ottimo: l’ottavo posto testimonia, infatti, gli investimenti che la città sta realizzando sulla ciclabilità (130 km di piste ciclabili e 24 postazioni di bike sharing) e l’uso di fonti alternative a quelle tradizionali a partire dal parco dei mezzi pubblici. Molto buono il posizionamento anche sui temi dell’occupazione (11°), dei rifiuti (12°) e della crescita economica (19°).

Il confronto con le altre città italiane rivela un distacco dalla prima classificata Milano di 85 punti e dei punti deboli comuni al gruppo delle città medio-grandi (verde urbano, 67°, qualità dell’aria e dell’acqua, 64°, legalità e sicurezza, 64°, energia, 50°), anche se Parma riesce comunque a superare il capoluogo lombardo nell’ambito legalità e in alcune dimensioni ambientali (suolo e territorio e gestione dei rifiuti urbani).

Nel confronto con le altre città della regione Emilia-Romagna, invece, Parma ottiene il terzo gradino del podio dopo Bologna (2°) e Ravenna (8°) e prima di Modena (10°).

La città si trova al di sopra della media regionale in particolare su povertà, occupazione, ricerca e innovazione, mobilità sostenibile, rifiuti, suolo e territorio, istruzione, governance e partecipazione e crescita economica, mentre ottiene risultati inferiori alla media regionale negli ambiti acqua e aria, energia, cultura e turismo, trasformazione digitale, verde urbano e legalità. Parma verso il 2030 si è data dei traguardi impegnativi, ma concreti e raggiungibili e ha fatto propri quelli su cui l’Italia si è impegnata in ambito europeo e internazionale.

Alcuni li ha già raggiunti, come la diminuzione del proprio consumo di suolo (calato del 24% nel triennio 2012-2015, contro l’obiettivo ONU del 20% al 2030) e la riduzione della produzione di rifiuti pro capite al di sotto della media UE (la produzione pro capite a Parma è il 71% della media UE). Altri obiettivi è molto vicina a raggiungerli, come la percentuale di occupati nella fascia di età 24-60 (73,3% contro il 75% dell’obiettivo ONU).

Quello dell’occupazione è un traguardo eccezionale se confrontato con quello di molte aree del paese. In quest’ambito un dato spicca fra tutti: il valore dell’internazionalizzazione produttiva che è oltre il doppio del valore medio nazionale. La salute del sistema imprenditoriale locale è testimoniata anche dal dato relativo al credito alle imprese, che nel 2016 è più del doppio della media nazionale. Ambiti sui quali Parma si avvicina agli obiettivi ONU per il 2030 sono anche quelli della trasformazione digitale, in particolare per quanto riguarda la diffusione della banda larga sia a 30 (78,5% unità immobiliari raggiunte contro 100% dell’obiettivo ONU) che a 100 Mbps (24,7% contro il 50% fissato dall’agenda 2030) e della connettività (realizzate 100 nuove zone wi-fi), la riduzione degli incidenti stradali e la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. In altri ambiti, invece, soprattutto in quelli dove si è posizionata nella metà bassa della classifica, c’è ancora molta strada da fare.

E’ lontana dagli obiettivi dell’Agenda 2030, invece, per quanto riguarda la dispersione idrica (nel 2016 35,2% di perdite idriche, sopra la media nazionale pari al 33,3%), i consumi elettrici e la produzione di energia da fonti rinnovabili in impianti di proprietà comunale (anche in questo caso sotto la media italiana). Anche la qualità dell’aria a Parma è punto abbastanza critico. Sui tre indicatori che vengono utilizzati per misurarla, soltanto l’obiettivo sul limite massimo di NO2 è già stato raggiunto, mentre risultano al di sopra dei limiti massimi consentiti dall’OMS sia i livelli di PM10 (67 sono i giorni in cui è stato superato il valore massimo) sia le polveri sottili PM2.5, il cui valore medio annuo (21) è circa il doppio del consentito.