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Imprese. Crisi Froneri (ex Nestlè) di Parma: l’azienda dice no anche agli ammortizzatori sociali

Nessuna disponibilità dai vertici della Froneri (ex Nestlé) di Parma anche a un confronto sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione per riorganizzazione o per crisi a fronte di una non cessazione totale di tutta l’attività. Questo è quanto emerso dal tavolo di salvaguardia occupazionale, svoltosi oggi pomeriggio a Roma nella sede del Ministero dello Sviluppo economico, al quale hanno preso parte i vertici della Froneri Italy Srl, i sindacati di categoria nazionali e territoriali, i tecnici della Regione, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e la viceministra allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova insieme al dirigente ministeriale Gianpiero Castano e al dirigente del ministero del Lavoro Romolo De Camillis. La vertenza prosegue dopo che era stata avviata la procedura di licenziamento collettivo, lo scorso 29 settembre, per 112 lavoratori di Parma e 8 di Milano, con la dichiarazione di interruzione dell’attività di produzione del sito della città emiliana. La richiesta di confronto sugli ammortizzatori sociali, respinta dalla proprietà, è stata proposta dai sindacati e supportata dai Ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, dalla Regione e dal Comune di Parma.  A fronte di questa totale chiusura Mise e Ministero del Lavoro hanno comunicato che utilizzeranno, comunque, tutto il tempo disponibile fino al termine della procedura, prevista per il 12 dicembre prossimo, per convincere i vertici Froneri a riconsiderare la propria posizione, con anche il coinvolgimento di tutti gli azionisti dell’azienda compresa la Nestlè.

“È inaccettabile – commenta un comunicato stampa congiunto di Regione Emilia Romagna e Comune di Parma – il comportamento dei rappresentanti dell’azienda che a solo meno di un anno dalla presentazione del piano industriale di rilancio oggi dichiarino che l’unica soluzione è chiudere una produzione per salvarne un’altra in altra zona d’Italia. Ma soprattutto è inaccettabile il rifiutare a confrontarsi sugli ammortizzatori con le parti sociali sostenute dalle istituzioni”.