Home Letteratura A Baiso il pedagogo Bortolato, inventore del metodo analogico

A Baiso il pedagogo Bortolato, inventore del metodo analogico

Il pedagogo e insegnante Camillo Bortolato, famoso nel mondo per aver inventato il “metodo analogico”, sarà il nuovo ospite della rassegna Autori in prestito. Bortolato sabato 18 (alle 17,30) interverrà all’Archivio Cà Toschi di Baiso raccontando quali opere letterarie, ma non solo, hanno ispirato uno dei metodi di insegnamento più celebri. 

Il Metodo si basa sulla modalità di apprendere che usiamo inconsapevolmente nella vita di tutti i giorni, ovvero prima vediamo e poi riflettiamo. Utilizzando metafore e analogie, simmetrie e contrasto di simmetrie, i bambini scoprono e apprendono nuovi concetti, senza sforzo, con la stessa naturalezza con cui imparano a parlare, a giocare, ad usare le nuove tecnologie. «L’idea è di fare pochissimo in classe. Solo l’essenziale. I bambini non vogliono spiegazioni parcellizzate. Vogliono imparare tutto subito, come con il computer», spiega il maestro.

La formula consolidata di Autori in prestito (che arriva alla settima edizione) ospita scrittori, attori, musicisti, artisti visivi, giornalisti e anche maestri di scuola che regalano al pubblico i propri consigli di lettura, di ascolto e di visione.

Questa seconda parte della rassegna (la prima terminò nel mese di agosto) – realizzata dall’Arci di Reggio Emilia, sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna e da sedici comuni della provincia di Reggio – prosegue nel solco già inaugurato e avrà per titolo “La licenza poetica”. «Da qualche anno – spiega Paolo Nori – con l’Arci di Reggio Emilia, facciamo una rassegna che si chiama Autori in prestito ma che tutti gli anni ha anche un altro nome, ed è una rassegna alla quale invitiamo della gente che ci sembra che abbia delle cose da dire a raccontarci l’incontro con i libri, i film, i quadri, le musiche della loro vita. Quest’anno la rassegna si chiamerà La licenza poetica perché, qualche mese fa, ero a Firenze, una ragazza che si chiama Cassandra mi ha detto che lei, una volta, aveva letto a un bambino una poesia di Gianni Rodari e in questa poesia c’era scritto “Ma però”, e il bambino le aveva che ma però non si può dire, e lei aveva detto “Eh, ma Rodari, è un poeta, ha la licenza poetica”, e il bambino ci aveva pensato un po’ poi le aveva chiesto “E quanto costa, questa licenza?”, allora la gente che chiamiamo quest’anno alla fine dovrà anche rispondere a questa domanda: quanto costa, questa licenza?».