Home Reggio Emilia Domenica a Reggio Emilia visite guidate al Museo della Psichiatria per scoprire...

Domenica a Reggio Emilia visite guidate al Museo della Psichiatria per scoprire la storia dei pazienti Lgbt

Domenica 19 novembre 2017, in occasione del Tdor – Transgender day of remembrance, la giornata internazionale contro la violenza sulle persone transessuali e transgender, Arcigay Gioconda in collaborazione con i Musei civici di Reggio Emilia organizza due visite guidate al Museo di di storia della psichiatria – padiglione Lombroso. Le due visite hanno l’obiettivo di scoprire una storia poco conosciuta: quella dei pazienti Lgbt, trattati come casi psichiatrici e sottoposti a cure per alleviare la loro “inversione sessuale”.

Le due visite si svolgeranno alle 15 e alle 16.30: è necessario prenotarsi via sms al numero 333 192 4684 per sms (dalle 10 alle 18). Il costo della visita è di 2 euro per i tesserati Arcigay e di 5 per i non tesserati. È possibile effettuare il pagamento, dopo aver prenotato, direttamente sul sito http://arcigayreggioemilia.wordpress.com/

“Abbiamo sempre detto che il REmilia Pride partiva moralmente proprio dal San Lazzaro, un luogo terribile in cui tutti e tutte noi saremmo stati rinchiusi ancora pochi decenni fa” spiega Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Reggio Emilia. “Così in occasione del TDOR, abbiamo pensato di rendere omaggio a coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere in anni moderni. Io stesso, secondo la scienza, sono stato ufficialmente un “affetto da disturbo mentale” fino al 17 maggio 1990 (avevo 11 anni), semplicemente perché gay. Durante la Visita ricorderemo Cleopatra, Girolamo ed Ersilia, rispettivamente un’artista transessuale, un uomo “affetto da inversione sessuale” e una donna innamorata di un’altra donna, e delle loro sofferenze negli anni che trascorsero là dentro. Ne parleremo per ricordare le centinaia di emiliani a noi ancora sconosciuti rinchiusi nel manicomio di San Lazzaro solo perché innamorati della persona “sbagliata” agli occhi della società o perché con una identità di genere differente dal sesso biologico, ma anche per riflettere su come l’impostazione psichiatrica di cento cinquant’anni fa influenzi ancora, incredibilmente, la parte più bieca del dibattito politico cui abbiamo assistito per le unioni civili, e temiamo, riemergerà puntualmente quando si discuterà la legge regionale contro l’omotransfobia che Roberta Mori si accinge a presentare”.

“Abbiamo accolto con grande interesse la proposta di Arcigay Gioconda per la giornata in memoria della vittime di transfobia – spiega Chiara Bombardieri, conservatore del Museo di storia della psichiatria – Si tratta di un tema ancora molto attuale, ma poco affrontato e questa visita ha dato anche a noi l’occasione per approfondire la condizione dei pazienti LGBITQ ricoverati negli ospedali psichiatrici, andando a cercare nuove testimonianze nell’archivio dell’ex Ospedale psichiatrico San Lazzaro. L’iniziativa è anche in linea con il tema ICOM (International Council of Museums – l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali) per il 2017 “Musei e storie controverse: raccontare l’indicibile nei musei”. Pochi anni fa, nel 2014 fa anche la Rivista sperimentale di freniatria della Ausl di Reggio Emilia ha affrontato il tema nel numero monografico “Il lessico della sessualità”, analizzando la posizione della psichiatria ottocentesca a partire da uno storico articolo di Arrigo Tamassia del 1878 “Sull’inversione dell’istinto sessuale” e quanto le cose siano cambiate da allora”.

“La visita all’ospedale Psichiatrico è un’azione importante dal profondo significato simbolico – afferma infine Porpora Marcasciano, presidente del Movimento identità transessuale (MIT) – Riconoscere in quei luoghi il trattamento e soprattutto la visione dell’esperienza trans che nello scorrere del tempo è stata man mano definita e ridefinita – individui dal sesso incerto, ermafroditi, pervertiti, travestiti, degenerati – segnando quel percorso da repressione, cura, violenza, annullamento. La visita all’OPG è un percorso della memoria attraverso i luoghi in cui il Transessualismo è stato gestito. Per noi è fondamentale ed estremamente educativo, riallacciare i fili della memoria per dare senso e significato alle nostre vite, ricomporre un mosaico i cui pezzi sono stati disordinatamente divisi. Solo prendendosi la responsabilità di questa ricostruzione storica si potranno dare risposte serie alla violenza e al pregiudizio che caratterizzano la vita delle persone trans. Da anni il MIT ha avviato un’operazione di ricerca, documentazione, raccolta testi, foto e documenti, in cui molto spazio hanno le istituzioni totali quali il manicomio e il carcere. Va ricordato che il manicomio di Aversa (CE) aveva un reparto speciale per travestiti e pervertiti, le cui foto di archivio parlano alle nostre coscienze”.